ISTITUTO
TECNICO INDUSTRIALE
“M.PANETTI”
BARI
AREA DI
PROGETTO
3ETB
ESPOSIMETRO
Coordinatore
Prof. Ettore Panella
Nel seguente lavoro si descrive
la progettazione, realizzazione e collaudo di un semplice esposimetro. Il
circuito è in grado di segnalare il livello di luminosità presente
nell’ambiente.
In fig. 1
si riporta lo schema elettrico del circuito.

Fig. 1 Schema elettrico dell’esposimetro.
L’elemento
fondamentale è una fotoresistenza indicata con RF. Il valore di RF
decresce all’aumentare della luminosità dell’ambiente da circa 1MW al buio
a circa 500W con
forte illuminazione. La fotoresistenza è connessa in serie con una resistenza
fissa R = 10K.
La
tensione ai capi di R vale:
![]()
Dove Vcc
= 12V è la tensione di alimentazione del circuito.
Si evince
che la tensione VR è inversamente proporzionale a RF, per
cui un aumento di luminosità si traduce in un aumento della tensione VR.
Nei casi
estremi di luminosità si ha:
·
VR = 11.8 V in piena luce (RF = 500W)
·
VR = 0.12 V al buio (RF = 1MW)
I due integrati LM741 operano da
comparatore. Indicando con Vn la tensione al pin 2 e con Vp
quella al pin 3 si ha:
I due comparatori presentano delle tensioni di commutazione pari a:
Tensione Vp del comparatore 2:
Tensione Vn del comparatore 1:
Le uscite dei comparatori
pilotano due LED che segnalano le situazioni estreme di insufficiente
luminosità e forte luminosità. Il NOR tra le uscite dei comparatori segnala la
situazione di luminosità sufficiente. Infatti:
La taratura del circuito è stata
realizzata nel Laboratorio di Elettronica Digitale agendo sulle tapparelle
delle finestre e le luci della stanza.
Nel seguito si descrivono le
caratteristiche dei componenti utilizzati.
La fotoresistenza è un
trasduttore di luminosità che trasforma l’energia luminosa in energia
elettrica. La fotoresistenza è un dispositivo a semiconduttore che sfrutta la
proprietà di aumentare la propria conducibilità elettrica quando è colpita
dalla luce. Infatti, un fotone che colpisce un elettrone impegnato in un legame
covalente cede la sua energia che può essere sufficiente a liberare l’elettrone
dal legame. Se ciò accade si origina nel semiconduttore una coppia elettrone-lacuna
in più in grado di partecipare alla conduzione elettrica. I materiali più usati
per realizzare le fotoresistenze sono il solfuro di cadmio CdS e il solfuro di
piombo PbS. Il primo ha una risposta spettrale centrata nella radiazione
visibile, il secondo è sensibile anche alle radiazioni ultraviolette. Affinché
il sensore abbia una elevata sensibilità, deve essere in grado di catturare un
numero elevato di fotoni e pertanto si tende a realizzare una superficie
sufficientemente ampia. Bisogna tenere presente che le coppie elettrone-lacuna
create dai fotoni costituiscono uno stato perturbato per il materiale
semiconduttore il quale tende pertanto a ricombinare la coppia riportando
l’elettrone nella banda di valenza. Per poter sfruttare le coppie di portatori
di carica occorre allora far loro percorrere una distanza relativamente breve
in modo che non si abbia abbastanza tempo per la ricombinazione.
Il tempo di
vita delle coppie elettrone-lacuna è un fatto statistico poiché non si può
prevedere quando un elettrone incontrerà una lacuna per ricombinarsi. Affinché
il trasduttore abbia una elevata sensibilità, il tempo impiegato da ogni
portatore di carica per raggiungere gli eventuali elettrodi di raccoglimento
deve essere inferiore del tempo di vita di ogni portatore. Per ottenere una
fotoresisrenza di superficie elevata e contemporaneamente un cammino dei
portatori di carica abbastanza breve, si realizzano elettrodi metallici a forma
di pettine che costituiscono il giusto compromesso tecnico ai due problemi esposti.
In fig. 2 si riporta la
caratteristica resistenza/luminosità di una fotoresistenza.

Fig.2 Caratteristica statica di una fotoresistenza
La relazione tra illuminamento E
(lux) e il valore della fotoresistenza RF segue la legge:
![]()
dove A è una costante che dipende
dalla forma geometrica della superficie esposta alla luce, E è l’illuminamento
(flusso luminoso incidente per una superficie unitaria) ed a è una
costante adimensionale minore di 1 dipendente dalle tecnologie utilizzate per
la costruzione del dispositivo.
Si ricordi che nel Sistema Internazionale (SI)
l’unità di misura E è il lux (lux), 1 lux è l’illuminamento prodotto dal flusso
luminoso di 1 lm (lumen) che incide perpendicolarmente su una superficie di m2.
L’illuminamento si può misurare anche
in phot (ph =104 lux) o con il foot (fc =10.76 lux).
Il principale difetto delle fotoresistenze al CdS consiste nella scarsa velocità di ricombinazione delle
coppie lacuna-elettrone generate
dalla radiazione elettromagnetica che, se da un lato favorisce la loro
sensibilità d’altro lato non favorisce una rapida risposta. La quantità di
coppie ricombinate segue una legge di decadimento esponenziale come
rappresentato in figura
3:

Fig.3 Ricombinazione coppia elettrone-lacuna in una
fotoresistenza
La costante di tempo t del
fenomeno è relativamente alta e questo comporta una velocità di ristabilimento
della resistenza abbastanza elevata. I valori tipici di questa velocità sono
nell’ordine di 200 KW /s e
questo rende le fotoresistenze inadatte per applicazioni in cui la velocità è
ritenuta indispensabile.Anche se le fotoresistenze al PbS sono relativamente
più veloci esse non vengono mai utilizzate nel rilievo di illuminazioni
rapidamente variabili per le quali si preferiscono altri dispositivi. Soltanto
i fotoni di appropriata energia possono essere assorbiti dal materiale
semiconduttore per generare portatori di carica in eccesso e ciò comporta che
le fotoresistenze, come ogni dispositivo fotosensibile, abbiano una soglia di
frequenza sotto la quale la radiazione non ha alcun effetto. Inoltre anche
frequenze troppo elevate non possono produrre portatori di carica in eccesso.
Le fotoresistenze commerciali presentano una resistenza di buio dell’ordine del
MW
(resistenza elettrica in condizioni di oscurità) ed un valore dell’ordine di
100W quando
sottoposta a forti flussi luminosità (intorno a 1000 lux). Possono dissipare
potenze dell’ordine di 1-2 W. I tempi di salita e di discesa risultano
superiori a 50-100 ms ed aumentano al diminuire dell’intensità della luce
incidente. Ciò dipende dalla elevata vita media dei portatori di carica che
determina una elevata inerzia delle fotoresistenze. Le fotoresistenze vengono
utilizzate nei circuiti per la regolazione automatica della luminosità (dispay
LED, cinescopi, gallerie stradali) in funzione dell’illuminazione
dell’ambiente.
Il
termine "LED" è un acronimo che sta per "Light Emitting
Diode", ovvero "diodo che emette luce". I LED sono costituiti da
una giunzione P-N realizzata con arseniuro di gallio o con fosfuro di gallio,
entrambi materiali in grado di emettere radiazioni luminose quando sono
attraversati da una corrente elettrica; il valore di tale corrente è compreso
fra 5 e 50 mA.

Fig. 4 Diodo LED
Il funzionamento del LED si basa
sul fenomeno detto "elettroluminescenza", dovuto alla emissione di
fotoni (nella banda del visibile o dell'infrarosso) prodotti dalla
ricombinazione degli elettroni e delle lacune allorché la giunzione è
polarizzata in senso diretto. I LED hanno un terminale positivo ed uno
negativo, e per funzionare devono essere inseriti in circuito rispettando tale
polarità; in genere il terminale positivo è quello più lungo, ma lo si può
individuare con certezza osservando l'interno del LED in controluce.
L'elettrodo positivo è sottile, a forma di lancia, mentre il negativo ha
l'aspetto di una bandierina. Quando si utilizza un LED, è necessario inserire
una resistenza in serie ad esso, allo scopo di limitare la corrente che passa
ed evitare che possa distruggersi; la caduta di tensione ai capi di un LED può
variare da 1,5 a 2,1 V, in funzione della lunghezza d'onda della radiazione
emessa (a lunghezze d'onda minori corrisponde una caduta di tensione più
alta).Diversamente dalle comuni lampadine, il cui filamento funziona a
temperature elevatissime ed è caratterizzato da notevole inerzia termica, i LED
emettono luce fredda, e possono lampeggiare a frequenze molto alte, superiori
al MHz; se si considera anche che la luce emessa è direttamente proporzionale
alla corrente che li attraversa. I LED risultano particolarmente adatti alla
trasmissione di segnali tramite modulazione dell'intensità luminosa. Uno dei
tanti impieghi del LED è ad esempio quello di iniettori di segnali nelle reti a
fibre ottiche. I LED più comuni emettono luce rossa, arancio, gialla o verde.
In tempi relativamente recenti si è riusciti a produrre un LED caratterizzato
dall'emissione di luce blu chiara, utilizzando il Nitruro di Gallio (GaN). La
disponibilità di un LED a luce blu è molto importante poiché consente di
ricreare, insieme alle radiazioni rossa e verde, una sorgente di luce bianca.
Di seguito si riportano i data sheet degli integrati
utilizzati.

