Col termine conversione si indica la trasformazione di
alcuni parametri di un segnale elettrico mantenendo invariata la quantità
di informazione posseduta dal segnale stesso.
I convertitori risultano
essenziali nei sistemi di controllo, in particolare quelli
analogico-digitale e digitale-analogico perché sono presenti nelle
catene di acquisizione e di elaborazione dati.
Il convertitore analogico-digitale,
indicato come convertitore A/D
o ADC
(Analog Digital
Converter),
risulta essenziale per collegare un segnale analogico ad un centro di
elaborazione digitale.
Prendiamo ad esempio il
caso di un sistema a microprocessore per il controllo di grandezze
fisiche (temperatura, pressione, umidità ecc.): il segnale in uscita
dal trasduttore è generalmente di tipo analogico e di conseguenza deve
essere convertito in un segnale digitale per poter essere elaborato dal
microprocessore.
Il convertitore digitale-analogico,
indicato come convertitore D/A
o DAC
(Digital
Analog
Converter),
esegue l’operazione inversa rispetto all’ADC. In effetti il DAC
permette di trasformare il segnale digitale, fornito dal sistema
di elaborazione, in un segnale analogico in grado di operare sui
dispositivi di uscita come ad esempio gli attuatori (motori,
altoparlanti, ecc.).
Si ricorda che per segnale analogico si intende
un segnale che può assumere tutti i valori all’interno di un
intervallo, mentre il segnale quantizzato (o discreto) può assumere
soltanto un numero finito di valori. Se la quantizzazione viene
effettuata, per esempio, con un codice binario i possibili valori sono
due.
IL
CONVERTITORE ADC
L’ADC
trasforma un segnale analogico in un codice binario. Il passaggio da un
segnale, che assume
con
continuità tutti i valori all’interno di un intervallo, ad una
successione discreta di codici binari avviene tramite un’operazione
denominata quantizzazione.
LA QUANTIZZAZIONE
La quantizzazione
è descritta dalla caratteristica di trasferimento rappresentata
dal grafico della figura sottostante. I valori di tensione in ingresso
sono riportati sull’ascissa, mentre sull’ordinata viene riportato il
codice binario associato ad ogni intervallo di valori di Vi.
Nell’esempio
della figura sottostante l’ampiezza massima del segnale d’ingresso
è ViM = 8 V. Il
numero di bit scelto è 3 quindi il numero possibile di codici binari
esprimibili è Q = 23 =

Di conseguenza
la tensione analogica d’ingresso è stata divisa in 8 parti uguali, ad
ognuna delle quali è stato associato uno degli 8 codici binari
possibili. A tutti i valori di tensione appartenenti ad un singolo
intervallo degli otto possibili viene associato lo stesso codice.

L’esempio
precedente mette in evidenza la necessità d’introdurre due parametri
caratteristici dei convertitori A/D.
Il primo è
l’ampiezza massima ViM del segnale d’ingresso che può
essere convertito dall’ADC. Il segnale da elaborare deve dunque
passare prima in un circuito di condizionamento per renderlo
utilizzabile dal convertitore. In particolare i campi di valori della Vi
accettati dagli ADC in commercio sono generalmente da 0 V a 5 V o da 0 V
a 10 V.
L’altro
parametro è il numero n di
bit con cui si effettua la codifica. Il campo dei valori della Vi
viene diviso in Q = 2n
parti uguali. Ad ognuno di questi 2n
intervalli viene associata una parola di n
bit. Spesso l'ampiezza dell'intervallo è indicata come passo di
quantizzazione.
ADC
0804:
È
un convertitore analogico digitale ad 8 bit ad approssimazioni
successive in tecnologia CMOS che si presenta in un contenitore DIP a 20
pin e funziona con una sola tensione di alimentazione Vcc =
+5V.

Possiede
due ingressi analogici Vin (+) e Vin (-) che comandano un differenziale
interno a guadagno unitario sicché il dato digitale di uscita risulta
proporzionale alla differenza Vin (+) - Vin (-).
Il
circuito di clock è interno ma la frequenza fCK dipende
dalle rete esterna R-C che si inserisce. È possibile applicare un
clock esterno ma, in
tal caso, si evita l’uso
della rete R-C.
Se
al piedino Vref/2 si applica una tensione costante pari a
2,5V l’intervallo dei valori della tensione di ingresso (span) va da 0
a 5 V.
Si
noti inoltre che Vref/2 = 2,5V rappresenta il valore della
tensione di ingresso in grado di porre ad 1 il bit più significativo (MSB)
DB7.
Il
convertitore presenta, inoltre, le seguenti linee di controllo:
CS:
Chip select (attiva bassa). Se CS = 1 non è possibile avviare alcuna
conversione ed inoltre le uscite digitali, essendo tri-state, si pongono
nello stato di alta impedenza.
WR: Write (attiva bassa). Ponendo CS = WR = 0 si inizia una conversione
A-D e la linea INTR se bassa, si porta al livello alto.
RD:
Read (attiva bassa). Ponendo CS = RD = 0 si rende disponibile in uscita
il byte convertito purché la precedente conversione ha avuto termine.
Anche in questo caso INTR, se bassa, si porta al livello alto.
INTR:
Interrupt (attiva bassa). È una linea di uscita che si trova nello
stato alto durante la conversione e compie la transizione negativa
quando tale conversione ha termine. Questa linea ritorna al livello alto
quando si attiva una successiva conversione (CS = WR = 0) o quando si
predispone la lettura (CS = RD = 0).
Caratteristiche principali:
Teorema del campionamento
Un
segnale variabile può essere rappresentato completamente e ricostruito
perfettamente con una serie di campioni della sua ampiezza rilevati ad
eguali intervalli di tempo Ts. L'intervallo Ts tra tali campioni non
deve essere maggiore del semiperiodo della più alta frequenza contenuta
nel segnale.
Ts<1/2fmax
la
frequenza del segnale di campionamento Fs=1/Ts risulta:
Fs>2fmax
RICOSTRUZIONE
DELLA FORMA D'ONDA
i dati di uscita dell'
ADC quando giungono all'apparato ricevente devono essere convertiti in
forma analogica al fine di ricostruire il segnale originario.
L'apparato
ricevente è costituito da un DAC e da un filtro passa-basso.
Il
primo converte i numeri binari, provenienti dall'ADC, in una successione
di tensioni analogiche distanziate di Ts
Il secondo
ricostruisce l'inviluppo del segnale impulsivo e quindi fornisce il
segnale originario.